Festa Più Pazza del Mondo



L'UOMO LIBERO LAVORA

Uomini liberi

Uomini che ogni mattina scendono in campo credendo che la giornata non sarà inutile e che varrà la pena starci dentro da protagonisti, costruendo il bene.
Per essere uomini così, prima ancora che il finanziamento dalla banca, è necessario avere addosso una grande libertà: di fare, di strafare, di tentare o non tentare, ma soprattutto di esistere credendo nella vita.
Credendo che la vita che si ha addosso non sia a caso, per caso, vuota. Che non sia solo determinata dagli strafalcioni dei guru di Wall Street, che possa contare su qualcosa d'altro, su un destino buono, fosse anche appena appena presentito.
Uomini che desiderano essere così, se si uniscono per affrontare insieme il rischio di essere vivi e vivi fino in fondo, fino a tentare di dare risposta alle proprie esigenze di persone, ci porteranno fuori dalla crisi.
Ne stiamo già incontrando. Li porteremo in Piazza durante la nostra festa per vederli, per sentirli raccontare, per trarne incoraggiamento, per ricominciare a respirare.
E per mettersi insieme ad affrontare il mare in tempesta con libertà.

La crisi economica che stiamo vivendo - cassa integrazione, perdita del lavoro, difficoltà a trovare un nuovo impiego - ha significato per molti piombare nella disperazione o rimanere bloccati nell'incertezza del futuro.
Ci sono anche realtà che non risentono in modo particolare di questa congiuntura. Anche in questco caso perà il lavoro può essere vissuto come un pedaggio da pagare oppure, all'opposto, come un'esaltazione.
Di fronte a questa situazione non ci bastano analisi e ricette preconfezionate, desideriamo mettere in moto responsabilmente la nostra libertà.
  1. Crisi o no, è chiaro che ognuno vive il lavoro o la disoccupazione secondo la concezione che ha di sé. Per questo ci interessa innanzitutto un percorso di conoscenza per introdurci al significato del lavoro.
  2. Ci interessa incontrare, valorizzare e sostenere persone ed esperienze concrete in cui il lavoro sia vissuto come forma espressiva del desiderio di fare qualcosa di utile e di bello, con quell'impeto di cui parlava Luigi Einaudi: "Migliaia di individui lavorano, producono e risparmiano nonostante tutto quello che noi possiamo inventare per molestarli, incepparli, scoraggiarli. è la vocazione naturale che li spinge; non soltanto la sete di denaro."
  3. "Come può fare l'uomo a sostenersi in una positività e in un ultimo ottimismo (perché senza ottimismo non si può agire)? La risposta è: non da solo, ma coinvolgendo con sé altri. Stabilendo un'amicizia operativa (convivenza o compagnia o movimento): cioè una più copiosa associazione di energie basata su un riconoscimento reciproco" (Luigi Giussani). Per questo per noi è fondamentale coinvolgere chiunque nella società civile - imprese, associazioni, mondo politico - sia desideroso "di costruire, di cambiare la società e le sue strutture, per renderle più confacenti all'immagine vera dell'uomo e alla vera misura delle sue esigenze" (ibidem).
Per queste ragioni proponiamo di costituire un Comitato con i seguenti obiettivi:
  • segnalare con ogni mezzo di informazione le iniziative, i progetti e le realtà di sostegno al lavoro presenti nel nostro territorio,
  • stimolare la creazione di strumenti a sostegno delle idee progettuali provenienti dal territorio come tirocini formativi e stage,
  • individuare figure professionali disposte ad affiancare i giovani che desiderano imparare un mestiere o intraprendere una nuova attività,
  • favorire e sostenere idee e progetti innovativi di impresa attraverso forme di finanziamento agevolate e predisposizione di infrastrutture a supporto delle nuove imprese.
"L'uomo libero lavora" sarà il tema della 27a edizione de "La Festa Più Pazza del Mondo", che si svolgerà a Carpi dal 18 al 20 giugno, durante la quale si potranno incontrare e segnalare esempi interessanti di quanto ci sta a cuore.
Comitato Promotore
Per maggiori informazioni:

luomoliberolavora@festapiupazzadelmondo.org


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Ogni anno a giugno nella grande piazza dei Martiri di Carpi, vicino a Modena, si svolge una festa popolare animata da giochi, eventi culturali, testimonianze. È un appuntamento che si ripete ormai dal 1984 e che ha avuto origine da un'intuizione di Piccinini. Così, in un'intervista rilasciata per la Newsletter della Fondazione Enzo Piccinini, Nadia ricorda quel momento, un sabato pomeriggio, seduti su una panchina, mentre in piazza Martiri c'erano molte persone. «A un certo punto Enzo dice: Come farà tutta questa gente a incontrare Cristo? Come farà a vivere senza di Lui? È un peccato che tutta questa gente non possa incontrare Cristo». Nacque da questa domanda l'idea di fare una festa e di realizzarla in piazza, nel cuore della città, perché tutti vi potessero partecipare. Era una iniziativa assolutamente nuova, perché sino ad allora la piazza veniva usata solo per incontri pubblici promossi dal Comune, ed era una sfida impegnativa per il piccolo gruppo di giovani che allora costituiva la comunità di Cl a Carpi. Però, sostenuti dall'entusiasmo di Piccinini, «abbiamo cominciato a muoverci e la festa c'è stata, dopo solo tre settimane».
«Per me» continua Nadia «l'amicizia di Enzo, magari inconsapevolmente, ha significato l'incontro con Cristo. Era l'amicizia di Cristo. Era qualcosa di così totalizzante che probabilmente non mi sarei mai riavvicinata alla Chiesa se non l'avessi sentita in questa forma. Enzo non aveva un carattere facile, spesso con lui si combatteva. Lui ti sfidava in continuazione e ti chiedeva: Perché vivi? In che cosa speri? Su che cosa fai affidamento? Era un'amicizia quotidiana in cui entrava tutto. Lui tornava dall'ospedale alla sera e trovava il tempo per venirci a incontrare, quasi tutti i giorni. Con lui si percepiva che il Movimento non era a lato della vita, ma riguardava la vita, era essenziale per vivere».
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Emilio Bonicelli, "Enzo. Un'avventura di amicizia", Marietti, 2009.

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